Sui compiti a casa: quando il ministro detta l'agenda, dimenticando la realtà.
Eccomi tornato dalle lunghe vacanze pasquali e cosa trovo ad attendermi, oltre alle infinite file di fedeli che vogliono visitare la tomba di Francesco? Una preziosa circolare del ministro Valditara sull'assegnazione di verifiche in classe e compiti a casa.
Il ministro, bontà sua, riconosce che ai docenti spetta la definizione e programmazione delle prove di verifica e la scelta dei compiti da assegnare a casa. Di questi tempi è già qualcosa.
Ma ovviamente Valditara sente di dover alzare il ditino per mettere a posto i docenti. E quindi, chiede di programmare attentamente queste prove in modo da limitare "il rischio di concentrare le attività di verifica in classe e quelle personali di studio pomeridiano in un'unica giornata."
Orbene, cosa significa? Che se c'è un compito in classe non devono essere previsti compiti a casa? Lo sa il ministro che, almeno qui a Roma, la maggior parte delle scuole ha infelicemente scelto la settimana corta e che quindi tutte le attività si svolgono in cinque giorni? Chissà come si evitano "carichi di lavoro per gli studenti troppo condensati e gravosi" quando matematica, fisica, italiano, storia, filosofia, scienze, inglese, latino, arte devono essere condensati in meno di cinque giorni, considerando che almeno una o due verifiche a settimana sono la normalità e che lo stesso ministro raccomanda il riposo durante i giorni di festa.
Il ministro raccomanda una "più equilibrata distribuzione delle verifiche durante la settimana". Fantastico! Ma in una classe con dieci materie diverse, con orari che non sono studiati per favorire un equilibrio dei carichi di lavoro, distribuire il tutto in cinque giorni, come si fa?
Certo, è sacrosanto evitare l'assegnazione di compiti "in serata per l'indomani" - unico punto veramente condivisibile della circolare, tanto condiviso da essere quasi inutile (per quanto, alcuni colleghi davvero non si regolano, ma sono la minoranza). Però, caro Ministro, forse ci sono questioni più urgenti di cui occuparsi.
Ma no, meglio concentrarsi sul diario personale degli studenti, che secondo il Ministro dovrebbe affiancare il registro elettronico per "consentire una crescente autonomia da parte degli alunni nella gestione dei propri impegni scolastici". Perché nell'era digitale, niente dice "autonomia" come trascrivere a mano ciò che è già disponibile online.
Ringraziamo vivamente il Ministro per questi illuminanti consigli. Nel frattempo, noi docenti continueremo a destreggiarci tra PCTO, orientamento, verbali, piattaforme PNRR e l'infinita burocrazia che accompagna il nostro lavoro.
E ora, se volete scusarmi, devo andare a coordinare le verifiche con gli altri docenti del consiglio di classe.
Nota: non è che io impazzisca per assegnare i compiti a casa, e sono di solito molto parco nelle richieste, per me si potrebbero anche non assegnare mai. Sono d'accordo sul valore del riposo, ma tutto questo sarebbe giusto, e anche desiderabile, in un mondo molto diverso da quello che abbiamo. Quando provo a dire "siate autonomi e sceglietevi gli esercizi da fare" in genere la risposta è "per favore ce li assegni lei", e parlo di studenti che hanno 19 anni...

