Presentare con Claude Design
Anthropic ha rilasciato ieri la nuova applicazione (ancora sperimentale) Claude Design e ho voluto provarla per creare una presentazione, che potesse sostituire le slide prodotte con Beamer, che utilizzo talvolta per le mie lezioni. Non me lo aspettavo, ma è stata un'esperienza che mi ha fatto riflettere più di quanto pensassi.
Il punto di partenza era una guida allo studio sugli integrali già strutturata, generata anch'essa da Claude sulla base degli appunti scritti allo schermo durante la lezione: somme di Riemann, proprietà dell'integrale, teorema del valor medio. L'obiettivo era trasformarla in qualcosa di presentabile in 45 minuti, senza perdere rigore.
Le informazioni da dare
Prima di cominciare, Claude mi ha fatto alcune domande, oggettivamente non poche, mirate sia a selezionare i contenuti della lezione, che a dare una coerenza grafica alle slide. Ogni domanda ha alcune risposte predefinite, tra le quali si trovano sempre "Decidi per me" e uno spazio bianco in cui scrivere una risposta personalizzata.
- Durata della lezione: circa 45 minuti e 18 slide
- Argomenti: qui mi ha proposto gli argomenti che ha letto nella guida, chiedendomi di selezionare cosa inserire
- Aspetto grafico: ho chiesto un colore di sfondo chiaro, colori caldi, pastello
- Formule: ho scelto il render attraverso KaTeX (una versione di LaTeX per il web)
- Grafici: qui ho lasciato decidere a Claude
- Note del presentatore: ho detto che non le volevo e che le slide dovevano riportare, seppur in modo sintetico, tutte le informazioni necessarie
La scelta di presentare il questionario dice già qualcosa sull'approccio dello strumento: la sensazione che ho avuto durante la compilazione è stata quella di avere un assistente che non si limita a generare una presentazione, ma cerca di capire cosa ti serve.
Una volta completato il questionario, Claude ha proposto il suo piano di lavoro e i titoli delle slide


Approvato il lavoro, è iniziata la magia: Claude ha iniziato a produrre codice, diversi tipi di file, e dopo qualche minuto, ha revisionato da solo il lavoro, si è accorto che il contenuto di una slide non si visualizzava bene, si è autocorretto e alla fine ha presentato il lavoro finito. Stupefacente.
Quello che ha funzionato davvero bene
Il risultato iniziale era già sorprendente: slide coerenti, sfondo caldo color carta, formule in KaTeX renderizzate con cura tipografica, grafici impeccabili, una struttura che rispettava la sequenza didattica. Ma la vera sorpresa è arrivata dopo.
Nella prima versione, le somme superiori e inferiori erano illustrate con figure statiche — rettangoli via via più fitti al crescere di n, in una sequenza di immagini affiancate. Grafici ben fatti, si vedevano bene i rettangoli usati per approssimare l'area, ma visto che la presentazione viene fatta come pagina web, mi sono detto che forse avrei potuto ottenere qualcosa in più.
La possibilità di intervenire in ogni dettaglio
La cosa interessante di questo strumento è che è possibile intervenire su ogni singolo dettaglio del prodotto finale. Ho lasciato un commento direttamente sulla slide chiedendo di inserire una figura interattiva con uno slider per far variare n in tempo reale. Claude si rimette al lavoro, modifica il codice e in pochi secondi la slide ha inglobato uno strumento di visualizzazione dinamica: trascini lo slider, i rettangoli si moltiplicano, l'area si approssima sempre meglio. Il tipo di cosa che normalmente richiederebbe un'ora di lavoro tra GeoGebra, JavaScript e integrazione nella presentazione.

Questo è il punto che trovo più interessante dal punto di vista didattico: non solo la velocità di costruzione, ma la possibilità di iterare dialogando. Si modifica un testo direttamente nelle slide, si chiede una revisione stilistica, si richiede una funzione nuova — e il sistema risponde in modo coerente con quanto già costruito, lasciando intatte tutte le funzionalità. Si può intervenire in modo puntuale su ogni singolo dettaglio della pagina, cliccando sul pulsante "Edit". Altrimenti, si può commentare, scrivendo cosa si vuole ottenere, o cosa si vuole modificare, come in una sessione di chat con Claude. La modifica riguarderà quella slide, se si è commentata la slide, o addirittura un singolo oggetto della pagina.


Un potenziale limite
Una nota importante: Claude Design utilizza il modello Opus nella versione 4.7, appena rilasciata, che ha dei costi abbastanza alti. Il consumo viene conteggiato a parte (c'è una voce dedicata nella sezione "Utilizzo" delle impostazioni di Claude), ma è comunque molto alto. La generazione iniziale, più le modifiche che ho apportato ad alcune slide (anche la sola modifica di un testo richiede a Claude di intervenire sul codice, e quindi consumo di token), mi ha portato a un consumo del 75%. In realtà per le modifiche successive, e mi sembra solo per queste, si possono usare altri modelli, meno onerosi in termini di consumo, ma me ne sono accorto solo dopo aver modificato le slide.
Allo stato attuale, probabilmente è possibile produrre una presentazione a settimana.
Qualche riflessione, però, è doverosa
Sarebbe disonesto fermarsi all'entusiasmo.
Uno strumento che genera presentazioni in pochi minuti solleva anche alcune domande. La prima riguarda il rischio di una certa passività progettuale. Costruire una presentazione da zero — scegliere cosa includere, come presentare i concetti, dove mettere un esempio e dove lasciare spazio alla lavagna — è un atto didattico in sé. Delegarlo in modo acritico e completo a una IA significa rinunciare a una parte importante di quel processo. Claude Design non elimina questo rischio, ma lo riduce rispetto ad altri approcci: il dialogo continuo con lo strumento obbliga comunque a prendere decisioni, a valutare, a correggere. Non c'è solo l'idea iniziale, ma un continuo intervento per ottenere ciò che si vuole.
La seconda riguarda gli studenti. Una presentazione interattiva e visivamente curata può essere uno strumento potente, ma può anche diventare uno schermo — nel senso letterale del termine — tra il docente e la classe. Il rischio è che la tecnologia prenda il centro della scena, quando invece dovrebbe restare sullo sfondo.
Allora, vale la pena?
A mio avviso sì, con consapevolezza. Claude Design, e in genere un qualsiasi strumento di IA, non deve sostituire la progettazione didattica, ma può essere un acceleratore formidabile per chi sa già cosa vuole comunicare in classe, come lo vuole comunicare, e ha bisogno di uno strumento che produca ciò che si ha già chiaro in testa.
Per certe lezioni, penso soprattutto a quelle di geometria, la possibilità di intervenire con figure dinamiche, incorporate nelle slide, permette di fare un salto notevole, e non mancherò di approfondire le potenzialità

