Tra cielo e roccia: salita al Piz da Lech
Frequento da tanti anni la Val Badia, una delle mie valli preferite per la varietà dei panorami che offre. C'è talmente tanta scelta che difficilmente ripercorro gli stessi sentieri e ogni volta faccio la conoscenza di una valle nascosta, un sentiero mai fatto prima, una nuova cima da salire. La scorsa estate è stato il turno del Piz da Lech, che mi ha regalato emozioni fortissime.
C'è qualcosa di magico nel momento in cui, dopo l'ultimo passo, il mondo si apre davanti a te. Quel momento in cui la fatica svanisce e rimane solo lo stupore, l'emozione che prende alla gola, la commozione di fronte alla bellezza e maestosità di un panorama che toglie il fiato. Questo è quello che succede quando raggiungi la vetta del Piz da Lech, nel Gruppo del Sella.
Partiamo dal nostro appartamento, in centro a Corvara, e saliamo con la cabinovia che sale al Crep de Munt, dove Alu, mia moglie, ricarica le batterie con il suo immancabile caffè. Il luogo è inutilmente lussuoso, ma alle prime ore del mattino si può ancora sopportare, siamo praticamente soli.
La salita vera e propria inizia alla stazione a monte della seggiovia del Vallon, a quota 2526 metri. Il cielo è di un blu intenso, quasi irreale, e l'aria frizzante delle Dolomiti ci riempie i polmoni. Siamo decisamente emozionati. Poco distante si fa notare una nostra vecchia conoscenza, il rifugio Kostner. Forse ci passeremo al ritorno, ma noi siamo concentrati per quello che ci aspetta. Zaino in spalla, casco allacciato, prendiamo senza indugi il sentiero 646B, che si snoda lungo la "Roda de Valun", offrendoci subito scorci che meriterebbero ore di contemplazione.






Dopo i primi tratti su roccette, arriviamo alla base di una parete verticale di 10 metri che si supera grazie a gradini metallici infissi nella roccia. Aspettiamo che un gruppo di escursionisti liberi il passaggio, indossiamo l'imbragatura e Alu inizia a salire.
È qui che l'escursione si trasforma in qualcosa di più, un'avventura che richiede concentrazione e un pizzico di audacia. Gli appigli sono solidi e sicuri, ma la verticalità della parete fa battere il cuore un po' più veloce. La corda a cui mi assicuro offre quella sicurezza che permette di godere appieno dell'esperienza senza tensioni eccessive.




Superato il tratto attrezzato, il sentiero prosegue su roccia, sempre ben segnalato. Le pareti dolomitiche attorno a noi cambiano costantemente forma e colore al variare della luce. Qui, a quasi 3000 metri di altitudine, il mondo ha un altro ritmo. Il tempo sembra dilatarsi, misurato solo dal respiro e dal rumore dei passi sulla roccia. Non si sente altro, quella della salita è un'esperienza totalizzante, intima.
La bellezza del percorso invita a procedere lentamente, affacciandosi a ogni scorcio. Ci fermiamo spesso per fotografare, cercando di catturare l'immensità di queste montagne, sapendo già che nessuna immagine potrà mai restituirci completamente la sensazione di essere qui.

In vetta
E poi, finalmente, la vetta. A 2911 metri, il Piz da Lech offre uno spettacolo che toglie il fiato. Il panorama si apre vertiginosamente sulla Val de Mezdì, con pareti che precipitano per quasi 1000 metri.
Ci sediamo su una roccia e ci godiamo il silenzio, riempiendo gli occhi e il cuore con le sensazioni estreme che solo la montagna sa dare.
Questa volta non c'è un accogliente rifugio dove mangiare, ma il pranzo più semplice diventa il più memorabile quando è consumato in un luogo come questo. Il silenzio è rotto solo dal vento che soffia sulla croce di vetta e dal battito d'ali di qualche gracchio alpino curioso.






Dopo aver scattato decine di foto (mai abbastanza per catturare tutta questa bellezza), è ora di tornare. La discesa richiede più attenzione, non nascondo che il pensiero di dover riaffrontare il tratto attrezzato mi ha fatto compagnia per tutta la discesa.
Ho visto Alu sparire all'ingresso del tratto verticale e ho aspettato un suo segnale. Quando è toccato a me devo dire che ho avuto qualche timore all'inizio. Si tratta solo di decidere di mettersi faccia alla roccia, trovare il primo appoggio per il piede e poi è tutto abbastanza facile. Fa sicuramente più impressione che altro.
Mentre scendiamo diamo un'ultima occhiata al rifugio Kostner, ma decidiamo di andare oltre e puntiamo verso la seggiovia, ripensando al privilegio di poter camminare in questi luoghi, di poter toccare queste rocce antiche, di respirare quest'aria pura. La montagna non è solo un luogo fisico, ma uno stato dell'anima. E oggi, il Piz da Lech ha lasciato un segno nella nostra.

Informazioni pratiche
Per chi volesse ripetere questa escursione, ecco alcuni dettagli tecnici:
- Dislivello: 430 metri
- Durata: circa 2 ore tra salita e discesa (al netto delle pause, infinite!)
- Difficoltà: media, classificata per escursionisti esperti con attrezzatura
- Partenza: seggiovia del Vallon (2526 m)
- Sentiero: n. 646B lungo la "Roda de Valun"
- Attrezzatura necessaria: casco, imbrago e kit da ferrata. Forse non necessaria, ma dà sicurezza.
Il Piz da Lech è uno di quei luoghi che ti ricordano perché amiamo la montagna: per la sfida, per la bellezza, per quel senso di libertà che solo l'alta quota sa regalare. Un'esperienza che consiglio a tutti coloro che cercano un'escursione breve ma intensa nel cuore delle Dolomiti.

